venerdì 23 ottobre 2015

Sognavo di sposare il principe azzurro conquista Porto San Giorgio!


Grazie a Fermo Notizie per il bel articolo di cui riporto l'inizio.
 
"Successo di pubblico per la presentazione di Lisa Lorenzi e del suo romanzo d’esordio intitolato Sognavo di sposare il principe azzurro (De Agostini Libri), svoltasi nei giorni scorsi a Porto San Giorgio, nella splendida cornice di Villa Montanari Rosati.

Di fronte ad una platea gremita di ascoltatori, l’autrice – bolognese di nascita, ma fermana d’adozione in quanto frequenta il territorio sin dall’infanzia – ha svelato alcuni retroscena del suo libro, narrando aneddoti e raccontando curiosità sulla sua protagonista, Luna.
Sognavo di sposare il principe azzurro indica la strada per far entrare il vero amore nella nostra vita, per non rinunciare alle occasioni e realizzare pienamente le nostre ambizioni, prendere coraggio e inseguire i propri sogni – ha affermato –. Seguire Luna tra imprevisti, delusioni ed equivoci vi farà guardare alla vita e all’amore con il sorriso, perché non bisogna mai smettere di sognare... "

 
 
 

giovedì 22 ottobre 2015

Gli uomini si prendono per la gola - Estratto da Sognavo di sposare il principe azzurro



Non si si dice sempre che gli uomini si prendono per la gola?
Visto che Edoardo negli ultimi tempi è un po’ freddino e continua a rimandare il matrimonio, ho così deciso di invitarlo a casa mia per ravvivare il nostro rapporto.
Cosa c’è di meglio infatti di una buona cena per conquistare un uomo?
Su Internet ho trovato un menu completo che sembra perfetto! Spiedini di cozze, paccheri alla menta e pesce spada, spigola al cartoccio, insalata di gamberi e arance tagliate al vivo.
Certo è una bella sfortuna che proprio oggi ci siano in giro i capi di Milano e non possa uscire prima dall’ufficio. Con tutto quello che c’è fare, ce ne sarebbe stato proprio bisogno, ma ovviamente è meglio di no.
 Mi metto quindi ad aspettare le sei come un’atleta ai blocchi di partenza e, scoccata l’ora X, inizia la corsa!
Alle 18.05 sono al supermercato sotto l’ufficio e alle 18.16   ho messo nel carrello quasi tutto. Tranne la menta, gli spiedini e il pesce spada che non ci sono proprio.
Pazienza, mi dico, basterà passare da quell’altro sotto casa. Ce la posso ancora fare.
Mi metto in coda alla cassa guardando nervosamente l’orologio. Finalmente alle 18.25 arriva il mio turno e alle 18.32, carica come un mulo, dopo aver speso un sacco di soldi corro verso la fermata della metro. Intanto ha cominciato a piovere e io non posso aprire l’ombrello perché sono piena di pacchi.
Sul treno faccio mentalmente i conti del tempo e delle cose che devo fare prima dell’arrivo di Edoardo previsto per le nove.
“Ce la posso fare, ce la posso fare, ce la posso fare.”
Arrivo al secondo supermercato tutta sudata.
Corro tra gli scaffali in clamoroso ritardo sulla mia tabella di marcia. Appena arrivo alla cassa, controllo di nuovo i tempi: sono le 19.10, non male.
Altri dieci euro e venti centesimi, ma almeno alle 19.16 sono fuori dal supermercato.
Alle 19.20 da Intimissimi compro il completo più sexy che esista. Chiedo la mia misura e lo acquisto senza provarlo, sperando che vada bene. Altri sessantadue euro e novanta centesimi.
Alle 19.25 finalmente sono a casa! Manca un’ora e trentacinque minuti. Corro in cucina, raccolgo i capelli con un elastico e via! Si parte!
Come un fulmine.
Alle 20.00 ho già aperto e impanato le cozze, pulito i gamberi e messo su il sughetto. Mi sono però dimenticata di mettere il vino in frigo. Poco male, per fortuna c’è il freezer, devo poi ricordarmi di toglierlo.
Mancano cinquantacinque minuti, che faccio adesso?
Ah, sì, devo tagliare “al vivo” le arance e infilare le cozze negli spiedini. Forza, forza, mi ripeto, mentre comincio a infilzare le cozze: devo finire in venti minuti, così poi me ne rimangono altri trentacinque per lavarmi i capelli, controllare smalto e depilazione, apparecchiare, mettere le candele, accendere la griglia, mettere l’acqua della pasta a bollire, infilare la spigola in forno e tirare il vino fuori dal freezer.
I pensieri si accavallano, l’ansia sale e il cellulare squilla. E’ Edoardo.
“Ciao, amore, sei già pronta?”
“Veramente sono un po’ indietro” gli rispondo cauta, cercando di allungare i tempi.
“Ah, meno male!” esclama lui sollevato.
“In ritardo anche tu?” chiedo con un cattivo presentimento.
“No, è che proprio non ce la faccio. Ho un problema in studio con mio padre, sai” cerca di giustificarsi lui.
“Ma come non ce la fai? Avevo preparato tutto!” La mia voce suona stridula. “Non puoi non venire” lo imploro.
Mi guardo allo specchio: sono tutta sudata, con i capelli raccolti alla meno peggio in un elastico, il tailleur dell’ufficio che non ho fatto in tempo a levarmi macchiato dagli schizzi del sughetto e con in mano uno spiedino di cozze infilato a metà. Vicino alla porta d’ingresso il sacchetto con il mio completo sexy è abbandonato sulla poltrona.
“No, amore, non riesco” taglia corto lui.
“E non chiamarmi amore mentre mi dai buca!”
 “Ecco, sei la solita. Gridi e insulti. Meno male che ho da fare e che non ci vediamo. Chiudiamola qui” ribatte arrabbiato.
Ha messo giù!

martedì 20 ottobre 2015

Da dove arriva il principe azzurro? (Secondo l'Accademia della Crusca)

Perchè lo chiamiamo azzurro?

I francesi lo chiamano Prince Charmant, gli Inglesi Prince Charming: è incantevole, come gli compete, ma non colorato.
Perché, allora, noi Italiani usiamo correntemente quest'espressione, e da quando?